venerdì 9 marzo 2012

CORTEO ANTIRAZZISTA SABATO 10 MARZO @PIAZZA DALMAZIA h. 15:00

Nella Firenze del 2012, se sei migrante, rischi di entrare in questura per un semplice fermo e uscirne cadavere.
Nella Firenze del 2012, se sei migrante, rischi di essere picchiato e minacciato, pistola alla mano, da esaltati tutori dell'ordine fuori servizio.
Nella Firenze del 2012, se sei migrante, ogni semplice controllo del permesso di soggiorno può costare schiaffi e umiliazioni.
Nella Firenze del 2012, se sei migrante, puoi essere aggredito a sprangate in piena notte addirittura dentro le porte di casa tua.
Nella Firenze del 2012, se sei migrante, rischi di essere ammazzato come un cane sull'asfalto mentre cerchi di lavorare per sopravvivere.

Questa è la realtà che gli avvenimenti degli ultimi tre mesi raccontano. Un lasso di tempo breve, denso però come non mai: non si ricorda in questa città, a memoria d'uomo, un periodo altrettanto nero per quanto riguarda le violazioni del rispetto dell'altro e del diverso. Una serie di soprusi, angherie, violenze che concorrono a confermare quella che, da semplice ipotesi, è divenuta verità oggettiva: gli omicidi razzisti e fascisti di Piazza Dalmazia non erano che la punta di un iceberg molto più voluminoso. Più volte abbiamo denunciato le responsabilità istituzionali e politiche, più volte abbiamo affermato che fatti del genere sono le degenerazioni di una malattia cronica dell'organismo sociale, che come tale va affrontata e sconfitta. 
Campanelli di allarme rimasti inascoltati, al di là delle lacrime di coccodrillo istituzionali.

Sentire ancora parlare di responsabilità individuali, di mele marce e di tutte le altri componenti di un limitato repertorio di ipocrisia, adesso più che mai sembra veramente un'offesa al buon senso. L'atmosfera fiorentina è diventata pesante ed oppressiva: da una parte il costante, scientifico incremento della violenza razzista, poliziesca e non; dall'altra un'indifferenza cittadina che ne garantisce l'impunità, amplificandone le conseguenze. In mezzo, stritolati dagli ingranaggi di tale meccanismo, tutti coloro abituati a vivere in prima persona la città, siano essi migranti o autoctoni. La componente migrante in particolare, fragile e ricattabile in relazione al suo status, si trova in difficoltà nel leggere la situazione, preferendo spesso non denunciare piccoli grandi soprusi ormai divenuti parte della quotidianità.

Quello che dobbiamo fare, dal primo all'ultimo, è dimostrare di non avere paura, dimostrando così a chi ci sta intorno che è opportuno non averne. Soltanto così le intimidazioni cadono nel vuoto, e la violenza subita si trasforma nel motore che dà vita a nuove consapevolezze e nuove rivendicazioni. Solo rompendo il muro di omertà e di timore possiamo riuscire a ribaltare le circostanze, in modo che il "controllore" venga a sua volta sorvegliato dal vigile occhio della comunità, e ne tema la reazione. Solo fornendo risposte antirazziste dal basso possiamo cercare di recuperare una città che, ormai alla deriva, sta puntando verso la peggiore delle direzioni.

CORTEO ANTIRAZZISTA SABATO 10 MARZO, PIAZZA DALMAZIA ORE 15

Movimento di Lotta per la Casa, Assemblea rifugiati politici somali, eritrei ed etiopi, CSA nEXt Emerson, Brigate di Solidarietà Attiva Firenze

lunedì 5 marzo 2012

9 MARZO: GENERALIZZIAMO LO SCIOPERO!


Continua e si aggrava la pesante aggressione del padronato e della BCE ai diritti e alle condizioni di vita dei lavoratori del nostro paese.
Mentre dilagano la disoccupazione (con la disperazione che genera), la cassa integrazione (con la drastica caduta dei redditi disponibili), i licenziamenti, la perdita di posti di lavoro, la chiusura di aziende (con la distruzione di capacità produttive), vengono cancellati i contratti nazionali e annullato il loro valore unificante e di solidarietà, vengono attaccati i sindacati, quando non sono puri complici del padrone, i diritti e le condizioni di lavoro diventano semplici variabili dipendenti della centralità dell'impresa.
Si vogliono creare le condizioni per un ulteriore abbattimento dei salari italiani, nonostante siano universalmente riconosciuti tra i più bassi del continente.
Ora nel mirino del padronato, del governo e della BCE c'è l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il diritto a non essere licenziati ingiustamente non è solo una norma di civiltà, ma è soprattutto il presupposto per poter lottare liberamente e, così, difendere e migliorare le proprie condizioni di lavoro, per riaffermare i diritti in fabbrica, per poter esigere una retribuzione dignitosa e adeguata.
Ecco perché i padroni, con la complicità del governo e dell'Unione europea, esigono la modifica dell'articolo 18. Ecco perché occorre difenderlo. La sentenza per il reintegro dei tre militanti Fiom licenziati da Marchionne a Melfi indica come su questa norma si stia giocando una partita non simbolica.
L'offensiva governativa e confindustriale si combina con l'attacco di Marchionne ai lavoratori della Fiat e alla Fiom e agli altri sindacati non asserviti ai suoi disegni. Anche Marchionne trova il pieno appoggio del governo, della quasi totalità dello schieramento politico istituzionale e dei media. Lo strapotere Fiat, nonostante il suo progressivo disimpegno dall'Italia, arriva perfino ad ottenere una condanna giudiziaria pesante per un servizio televisivo colpevole solo di aver messo in discussione la qualità delle auto prodotte.
Lo sciopero e la manifestazione nazionale della Fiom devono diventare in questi ultimi giorni il punto di riferimento per tutte e tutti coloro che vogliono opporsi alla politica del governo e all'attacco della Confindustria perché questa politica e quest'attacco non sono rivolti solo contro i metalmeccanici, ma contro tutta la classe lavoratrice.
Nel frattempo il governo, anche qui con l'appoggio di tutto lo schieramento politico e dei media, criminalizza e reprime il più importante movimento di resistenza che opera nel paese: il Movimento No Tav che si oppone alla devastazione della Val di Susa e al regalo di decine di miliardi di euro alle imprese e alle mafie per un'opera inutile e dannosa. Nel mirino del padrone e del governo ci sono i diritti di tutte e di tutti.
È in corso un confronto tra il governo e le cosiddette "parti sociali", come ipocritamente vengono chiamate da una parte le associazioni padronali (sempre più determinate ad azzerare le conquiste del mondo del lavoro) e, dall'altra, i sindacati confederali, che sempre meno rappresentano realmente lavoratrici, lavoratori e pensionati. Questo tavolo di confronto punta dichiaratamente e unicamente a aiutare i padroni in quella opera di azzeramento, soprattutto cancellando o manomettendo l'articolo 18. Questo tavolo a perdere va abbandonato!
Occorre mettere in piedi un movimento che, a partire dalla proclamazione di uno sciopero generale e generalizzato rivendichi:
o il blocco dei licenziamenti: durante una crisi come quella che si sta vivendo i padroni e il loro sistema devono farsi carico di garantire a tutti la continuità del lavoro e del reddito. Va imposta la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, la redistribuzione dell'occupazione esistente, la creazione di un salario sociale per i disoccupati;
o la cancellazione di tutte le norme di precarizzazione del lavoro introdotte dai governi che si sono succeduti alla guida del paese;
o la riaffermazione della centralità dei contratti nazionali, come norme inderogabili che unificano condizioni, diritti e salari in tutto il territorio nazionale;
o l'avvio di una mobilitazione per contratti europei, con l'obiettivo di armonizzare verso l'alto diritti e salari;
o il rifiuto di ogni tentativo di manomettere l'articolo 18, e l'estensione delle sue norme a tutto il mondo del lavoro.
Si deve garantire la massima solidarietà con il movimento delle cittadine e dei cittadini della Val di Susa, anche attraverso una campagna di assemblee nei luoghi di lavoro che illustri le ragioni di quella lotta che indica un'ipotesi di sviluppo con una sola "grande opera" di attenzione e salvaguardia del territorio e dell'ambiente come bene comune primario.
Sinistra Critica

martedì 28 febbraio 2012

SIAMO TUTT@ NO TAV!

Dopo gli arresti, le denunce e le cariche ieri mattina la repressione contro il movimento No Tav ha raggiunto il suo picco più elevato. Luca Abbà , uno degli attivisti più noti e proprietario di uno dei terreni da espropiare, è attualmente ricoverato al Cto di Torino. Luca era salito su un traliccio dell'alta tensione, inseguito dai gloriosi “Cacciatori di Calabria”, una specie aggressiva di carabinieri, è stato obbligato a salire più in alto ed è caduto da una decina di metri dopo essere stato folgorato. Tutto questo è avvenuto poco dopo che la polizia in assetto antisommossa è uscita dalle reti ed ha circondato la Baita Clarea intimando ai No Tav di andarsene.
La repressione contro il movimento No Tav è ormai parte integrante della strategia di questo governo. E’ evidente che lo “stato di eccezione” in cui più volte viene inquadrato l’agire del governo Monti comprende in primis l’esercizio senza limiti della repressione dei movimenti e in particolare di un movimento, come quello della No Tav, che sta opponendo una resistenza efficace al progetto di distruzione del proprio territorio e che, soprattutto, gode di un consenso ampio non solo in Val di Susa ma in tutta Italia, come dimostrano i presidi che sono stati fatti ieri in moltissime città. E ormai evidente che la repressione che si sta attuando in Val di Susa fa parte di una strategia ben precisa di un governo che non tollera nessuna forma di dissenso ed è un chiaro avvertimento per tutti i movimenti e le lotte che hanno nella No Tav un punto di riferimento.
Sinistra Critica continuerà ad appoggiare ed a partecipare a tutte le iniziative che verranno promosse da movimento No Tav.
Siamo vicini alla famiglia, agli amici e ai compagn@ di Luca.
Siamo tutt@ No Tav!
Esecutivo Nazionale Sinistra Critica

martedì 21 febbraio 2012

Una Breve Guida Contro La Crisi E Contro La Dittatura Delle Banche


In un'epoca in cui ci dicono quotidianamente che dobbiamo accettare i sacrifici che ci impongono e le decisioni calate dall'alto, l'informazione è un'arma. sapere che coloro che hanno provocato questa crisi sono gli stessi che obbligano gli stati ad adottare le misure di austerità che stanno affossando la grecia ora, e l'italia tra poco, diventa, quindi, fondamentale.
è per questo che abbiamo tradotto una piccola guida anticrisi, prodotta dal TNI, con tante informazioni utili e tante proposte altrettanto valide.
leggete e diffondete!
sinistra critica castelli romani


sabato 11 febbraio 2012

Debito e beni comuni: un invito alla riflessione


Da molti mesi il tema del debito è posto al centro del dibattito politico non solo nazionale. Sulla base delle “minacce” rappresentate dall’allargamento dello spread e dal rischio default, l’UE e il Fondo Monetario Internazionale hanno ingaggiato una furiosa battaglia che ha travolto governi e popolazioni, imponendo un’ austerity a senso unico. Mentre la grande finanza viene puntellata con soldi pubblici, il 99% della popolazione mondiale è costretto a subire le conseguenze di pratiche spericolate e di un capitalismo in preda alle convulsioni provocate dalle sue stesse contraddizioni.
L’attacco ai beni comuni è parte integrante della gestione della crisi del debito, poiché se da un lato si taglia, dall’altro si punta a privatizzare, pensando che una crisi causata da un’economia sregolata possa essere risolta con un ulteriore passo in avanti della deregulation e delle politiche di privatizzazione massiva.
Il tutto si svolge mentre gran parte delle popolazioni coinvolte purtroppo, assiste in modo passivo o si concentra sul problema rappresentato dalla pochezza del personale politico, senza guardare oltre, a meccanismi  predatori che negli ultimi trent’anni hanno spogliato ceti medi e classi popolari di ogni sorta di protezione sociale pubblica.
E’ da questo quadro che nasce l’esigenza di confrontare percorsi, persone, temi differenti. Il movimento dell’acqua è consapevole di essere solo una parte, seppur importante, di una sfida che si combatte solo aumentando il livello della mobilitazione e sensibilizzando i cittadini sul grande tema che contiene tutti gli altri. Se da un lato infatti il governo Monti cerca di far finta che un referendum su acqua e beni comuni non si sia mai svolto, dall’altro la troika BCE-FMI-UE detta l’agenda politica ed economica in sprezzo ad ogni regola di democrazia.
E’ la democrazia quindi il vero terreno sul quale siamo chiamati a confrontarci. Una democrazia da ripensare, poiché la democrazia rappresentativa non è più in grado di garantire neanche dei livelli minimi di diritti uguali per tutti. Serve uno sforzo intellettuale e fisico, che ci aiuti a superare le barriere che dividono i differenti punti di vista all’interno dei movimenti per diventare Movimento, che punti a un cambiamento e a un nuovo modello di democrazia radicale e dal basso. Noi come movimento dell’acqua siamo pronti a fare la nostra parte, consapevoli che solo unendo le battaglie dei movimenti e della società civile riusciremo a raggiungere quella massa critica capace di apportare un cambiamento reale ed effettivo.

Per riflettere insieme, confrontarci, unire le lotte ed i percorsi ci incontriamo

LUNEDI 20 FEBBRAIO 2012 ore 21
Sala Polivalente Parrocchia di Ricorboli

Via Marsuppini 9,  pressi  Piazza Ferrucci

Firenze

   Intervengono:
Gianni De Giglio
(Campagna  Rivolta il Debito)


Francesco Gesualdi
(Centro Nuovo Modello di Sviluppo)


Roberto Spini
(Forum Movimenti per l' Acqua)





Promosso dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua-comitato provinciale di Firenze