sabato 27 dicembre 2008

QUELLA ISRAELIANA E' UNA PULIZIA ETNICA


Chiediamo Stop immediato ai raid su Gaza e non ambigue dichiarazioni da parte delle istituzioni italiane ed internazionali.

Continua in queste ore il massacro del popolo palestinese da parte dello Stato d'Israele, i cui raid militari hanno già provocato centinaia di morti tra i civili a Gaza. Questa azione militare è cronologicamente solo l'ultima dimostrazione della sistematica pulizia etnica che da decenni viene portata avanti da Israele, mascherata con il pretesto dell'attacco "difensivo" contro i capi di Hamas. Sono inammissibili le dichiarazioni rilasciate dal Ministro degli Esteri Frattini riguardo la presunta legittimità della reazione di difesa da parte di Israele attraverso quelli che vengono definiti "attacchi chirurgici", quando il bilancio delle vittime civili tocca già i 400 morti. Da parte delle istituzioni italiane e degli organismi internazionali si susseguono dichiarazioni ambigue ed ipocrite. Chiediamo una forte e netta presa di posizione al Governo italiano quanto all'opposizione di centro sinistra sulle azioni militari intraprese dal Governo israeliano. Sinistra Critica esprime la massima solidarietà e vicinanza alla popolazione sotto attacco e a coloro nel mondo arabo che stanno subendo in queste ore la repressione armata per aver dato vita a manifestazioni contro l'offensiva militare israeliana in Libano, Giordania, Siria e nello Yemen.
Come Sinistra Critica parteciperemo a tutte le prossime manifestazioni di sostegno al popolo palestinese, a partire dal sit-in di domani, 29 dicembre, sotto la sede Rai e al corteo di sabato prossimo che partirà da Piazza Esedra.

FERMIAMO IL MASSACRO DEL POPOLO PALESTINESE A GAZA

TOTALE CONDANNA AL GOVERNO ISRAELIANO



sabato 13 dicembre 2008

UN'IMPORTANTE GIORNATA DI LOTTA

ORA COMITATI UNITARI CONTRO LA CRISI
La giornata di oggi è stata molto importante ed è stato giusto averci puntato. Fin dall'inizio delle mobilitazioni studentesche e delle prime manifestazioni di lavoratrici e lavoratori, Sinistra Critica si è spesa per arrivare a un vero sciopero generale e generalizzato, come quello cui si è assistito oggi. A rendere positiva la giornata c'è soprattutto la decisione dei sindacati di base, Cobas, Cub e Sdl di indire contamporaneamente lo sciopero così come la disponibilità degli studenti dell'Onda ad aderire. Una giornata di unità, quindi, nelle piazze che deve ora essere valorizzata alla vigilia della più grave crisi capitalistica degli ultimi trent'anni. Comitati unitari contro la crisi che vedano, al di là delle sigle, la partecipazione dal basso di lavoratori e lavoratrici, studenti, precari-e e tutti coloro che sembrano essere le vittime della crisi economica. Comitati unitari per far pagare la crisi a chi non ha mai pagato a cominciare dalla rivendicazione di una Patrimoniale sui grandi redditi, della tassazione delle rendite, delle nazionalizzazioni di banche e imprese in perdita e l'istituzione di un Salario minimo e un Salario sociale.
Come Sinistra Critica, anche oggi abbiamo continuato la raccolta di firme per il Salario minimo intercategoriale (Smic), con l'obiettivo di presentare in primavera una legge in Parlamento.

lunedì 8 dicembre 2008

VERSO LO SCIOPERO GENERALE


Studenti e lavoratori insieme per lo sciopero generale
Il cosiddetto piano "anticrisi" varato dal governo nei giorni scorsi conferma l'impostazione della sua politica: Elemosina per i più poveri, miliardi di euro per banchieri e padroni.
I veri responsabili della crisi che per decenni si sono arricchiti grazie alle politiche liberiste, alle privatizzazioni, alle esternalizzazioni, in nome degli slogan "meno stato e più mercato", "privato è bello" incassano dal governo Berlusconi altre decine di miliardi, mentre ai pensionati, alle lavoratrici e ai lavoratori, ai precari e ai disoccupati va solo una indegna elemosina.
Confindustria valuta positivamente il decreto governativo, anche se la sua voracità insaziabile glielo fa giudicare "insufficiente". Dopo aver incassato miliardi e miliardi nel periodo delle vacche grasse si apprestano a fare altrettanto con il pretesto della crisi, sfruttando ancor più la classe lavoratrice e saccheggiando il territorio e l’ambiente.
Intanto la sofferenza del mondo del lavoro prosegue e si aggrava:

• I salari, fermi da anni grazie alla moderazione delle piattaforme confederali, sono sempre più erosi dalla crescita dei prezzi dei generi di prima necessità;
• I ritmi di lavoro e gli orari di fatto si intensificano e minano la salute delle lavoratrici e dei lavoratori;
• I diritti nelle aziende si fanno sempre meno esigibili e la Confindustria ha l’obbiettivo di far saltare i contratti collettivi di lavoro;
• La precarietà del lavoro non colpisce solo i precari, ma ha ormai contagiato anche i lavoratori e le lavoratrici a tempo indeterminato; centinaia di migliaia sono già in cassa integrazione, mezzo milione di precari sono mandati a casa e si prevedono due anni di recessione con una massiccia disoccupazione.

CISL, UIL e UGL hanno accettato i provvedimenti governativi, ribadendo la loro complicità con la Confindustria e con il governo. Ma la mobilitazione crescente, prolungata e diffusa degli/delle studenti, delle/degli insegnanti, delle dei ricercatrici/ricercatori, l'indizione dello sciopero generale dei metalmeccanici e dei lavoratori della Funzione pubblica, il successo dello sciopero e della manifestazione delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio e del terziario e, già prima, la grande manifestazione nazionale dei sindacati di base, hanno indotto la CGIL a rompere gli indugi e a proclamare lo sciopero generale per il 12 dicembre.
Altrettanto hanno fatto i sindacati di base, proclamando anch'essi lo sciopero su piattaforme più radicali. Le manifestazioni del 12 dicembre saranno, dunque, ancora una volta, una grande occasione per ritrovare in piazza insieme studenti e lavoratrici e lavoratori uniti a gridare insieme: «Noi la crisi non la paghiamo».
Al di là della piattaforma della CGIL, moderata come tutta la sua politica, il movimento si batte per obiettivi concreti: il ritiro senza condizioni dei decreti del governo Berlusconi-Tremonti-Gelmini in materia di istruzione, la stabilizzazione dei precari, una diversa politica salariale che ridistribuisca fortemente i redditi a favore delle classi lavoratrici, la difesa dei contratti nazionali di lavoro.
Alla straordinaria gravità della crisi occorre rispondere con obbiettivi non meno straordinari e radicali, capaci di far pagare i responsabili della crisi.

• Blocco di tutti i licenziamenti, compresi quelli dei lavoratori precari;
• una grande patrimoniale per tassare le grandi proprietà e profitti trovando così le risorse per interventi pubblici straordinari;
• sostegno al reddito dei lavoratori con l’istituzione di un salario minimo di 1.300 euro al mese e di una salario sociale triennale per chiunque resti senza lavoro e dal raddoppio delle pensioni minime;
• nazionalizzare le banche per metterle al servizio del paese e garantire un intervento pubblico per rilanciare servizi pubblici e stato sociale.

Lo sciopero generale del 12 deve essere solo un inizio,
per provare a vincere come in Francia.
Bloccare il Governo Berlusconi è possibile
approfondendo e unificando le lotte.


sabato 6 dicembre 2008

Per una sinistra anticapitalista

Liberazione – 05.12.2008
D'Angeli: «Le nostre tre priorità per la sinistra»
Flavia D'Angeli

Il segretario di Rifondazione comunista ha inviato nei giorni scorsi ai vari partiti e movimenti politici della sinistra, tra cui Sinistra Critica, una lettera aperta che invita a creare un coordinamento delle opposizioni. L'iniziativa, di per sé utile in quanto permette di discutere, si inscrive nel tentativo dei gruppi dirigenti della sinistra, terremotata dalla sconfitta di aprile, di combinare una possibile via d'uscita alla crisi con la ripresa di conflittualità sociale mostrata in particolare con l'irruzione del movimento studentesco. Il punto è che occorre cogliere nelle sue reali dimensioni e ricadute concrete la vera novità di queste settimane, che peserà fortemente nei prossimi mesi, l'esplosione della crisi economica e finanziaria. Una crisi economica che i governi non sembrano potere ne volere affrontare con misure efficaci - la social card è evidentemente una miseria - anche perché bisognerebbe agire sulle sue origini. La crisi, infatti, è "crisi di sistema" e sarebbe davvero un errore grave interpretarla come con le lenti del capitalismo "buono" (quello produttivo) innocente che si trova in difficoltà solo per i riflessi della "cattiveria" del capitalismo finanziario e speculativo. Parlare di crisi di sistema significa affermare che la bolla speculativa, che oggi esplode, è quella che ha permesso negli ultimi 15 anni di fare profitti enormi a un capitale che è produttivo e finanziario allo stesso tempo e che ha beneficiato enormemente delle speculazioni finanziarie garantite dall'indebitamento americano. La crisi economica in atto avrà effetti pesantissimi dal punto di vista sociale ed occupazionale, e saperla leggere nella sua portata è fondamentale per capire come orientarsi nel lavoro politico dei prossimi anni.
Dal punto di vista sociale queste settimane hanno mostrato che la storia non è finita nelle urne del 15 aprile, e che in particolare i giovani, ma anche ampi settori del mondo del lavoro, mantengono una disponibilità alla mobilitazione. Con delle differenze. Da un lato, infatti, l'onda studentesca porta in piazza una generazione che ha rotto l'argine della propria fiducia in un sistema che ha tradito tutte le promesse. Gli studenti esprimono la radicalità di una generazione "no future", che sa di non aver nulla da perdere perché nulla può aspettarsi dal futuro, e l'esplosione vista in queste settimane prenderà altre forme, conoscerà magari un andamento carsico, ma sarà difficile riportarla ai blocchi di partenza. Dall'altro, il pur forte malcontento che si vive nei posti di lavoro, e che ha portato al successo di tutti gli scioperi finora fatti, ed ha spinto la stessa Cgil a convocare quello del 12 dicembre - con un posizionamento tattico che non è ancora un cambio di linea, visto che prevalgono piattaforme "concertative" - è mosso dalla disperazione di chi non arriva a fine mese e dalla paura della crisi in arrivo ed è anche imbevuto dello sconforto prodotto da decenni di sconfitte e dalla delusione seminata dai due anni di governo Prodi, con la partecipazione della sinistra radicale e il sostegno degli apparati sindacali. Alla luce di queste osservazioni, crediamo che il problema non si ponga al livello di coordinamenti tra forze politiche, cioè di gruppi dirigenti che hanno strategie diverse, diverse responsabilità della sconfitta che ci sta alle spalle, diversi giudizi e diversi gradi di inserimento nel conflitto di classe. Ovviamente di un'unità c'è bisogno così come c'è bisogno, però, soprattutto alla luce della crisi, di un dibattito a fondo sulle prospettive. Noi oggi individuiamo tre priorità e tre assi di lavoro.
Il primo deve lavorare per il rafforzamento e la radicalizzazione di tutte le espressioni di protagonismo sociale, favorendone l'autorganizzazione e la capacità di durare nel tempo strutturando tasselli di un "nuovo sindacalismo" inteso come capacità dei soggetti sociali di dotarsi di strumenti duraturi di resistenza e iniziativa, per reggere la durezza della crisi economica che renderà più aspro il profilo di classe agito da padronato e governo.
Sviluppare momenti di incontro e di coordinamento effettivo delle diverse lotte, in particolare degli studenti e dei lavoratori, fuggendo dalla sommatoria e dal confrontoscontro dei ceti politici ma favorendo l'apertura di spazi pubblici di confronto e azione comune dei diversi soggetti che "non vogliono pagare la crisi". E' questa l'unità che ci serve, dal basso, tra soggetti reali, con piattaforme comuni: non tanto il coordinamento dei gruppi dirigenti delle forze politiche.
In secondo luogo, occorre raccogliere la sfida politico-strategica che apre la crisi economica in atto, assumendo un chiaro profilo e programma anticapitalista. Insomma, si tratta di colpire profitti e rendite accumulate in oltre venti anni (ad esempio con una Patrimoniale, con la tassazione delle rendite, con l'abolizione di sovvenzioni alle imprese) e di risarcire stipendi e salari. La nostra proposta di Salario minimo intercategoriale (Smic) a 1300 euro va in questa direzione. Ma significa anche porsi sul serio il problema delle nazionalizzazioni di banche e imprese in fallimento, senza indennizzo e sotto controllo sociale, come più in generale riproporre il problema di quella che non possiamo che definire "pianificazione democratica" per scegliere davvero cosa produrre, su cosa investire, con quali livelli di salvaguardia ecologica e con quali fini sociali. Di fronte a un capitalismo che mostra nuovamente la sua crisi sistemica non si può che ripartire da un'alternativa che metta al centro la gestione pubblica e sociale dell'economia, con la partecipazione diretta e protagonista di lavoratori e lavoratrici. Di fronte al capitalismo in crisi, serve quindi una sinistra rigorosamente anticapitalista che non può proporsi il governo del "sistema" - a livello nazionale e locale - con forze che invece il sistema tendono a tutelarlo e salvarlo (leggi Pd e suoi alleati). La sinistra anticapitalista e di classe ha bisogno di discutere di questo. E ha bisogno di far vivere questa fisionomia anche nelle scadenze elettorali che, o sono considerate, ed agite, per avanzare in questa direzione oppure non ci interessano. Le elezioni europee offrono uno spazio politico interessante per far vivere una critica anticapitalista intransigente, proprio nel momento di massima difficoltà della credibilità di questo sistema. Una lista anticapitalista, quindi, avrebbe una sua ragione e un suo spazio di azione, a patto che non sia lo specchio di una vecchia sinistra e dei sui "uomini", tutti egualmente privi di credibilità perché responsabili delle macerie in cui ci dibattiamo; a patto che abbia un profilo rigorosamente alternativo e che quindi non produca contraddizioni con le scelte politiche concrete: Europa da un lato, Abruzzo dall'altro; a patto che non si vincoli a identità astratte. Noi lavoriamo in questa direzione, se altri vorranno farlo non potremo che esserne contenti.