martedì 12 maggio 2009

SINISTRA CRITICA ALLE AMMINISTRATIVE!

UNA CAMPAGNA ANTICAPITALISTA

Sinistra Critica sarà presente alle elezioni amministrative del 6-7 giugno nelle principali città interessate alle provinciali e in decine di comuni grandi e piccoli. Una presenza che vuole rappresentare un ulteriore tassello di costruzione del nostro movimento ma che prova a guardare con attenzione a esperienze unitarie per la ri-costruzione di una più ampia sinistra anticapitalista. Era questo del resto il nostro auspicio e la nostra propensione per le elezioni europee dove invece notiamo che due vizi storici della sinistra italiana - l'orientamento riformista da un lato e l'autocentratura settaria dall'altro - stanno producendo ulteriore dispersione di energie e di prospettiva politica.
E' per questa ragione che siamo a pieno nell'esperienza di Bologna Città Libera e in Terre Libere nelle comunali e provinciali del capoluogo emiliano. O perché abbiamo lavorato a una coalizione per reggere la prova delle comunali a Livorno.
PER QUESTO SOSTENIAMO LA LISTA DE ZORDO A FIRENZE.
Dove un progetto unitario non è stato possibile presentiamo liste di Sinistra Critica. E' il caso di Torino, Milano, Napoli, Bari, solo per citare le più grandi ma è anche il caso di Rimini, Terni, Perugia, Livorno provincia, Rieti. Una presenza diffusa, dunque, anche se non ancora completa.
A queste amministrative cercheremo di portare il profilo che ci ha caratterizzati fin dalla nostra esistenza: un'alternatività chiara al Partito democratico sia al 1° turno che al 2°; liste espressione della realtà sociale, fatte di giovani, lavoratori, migranti, esponenti di lotte ambientaliste o femministe o del movimento lgbt; liste possibilmente unitarie, dove i settarismi o l'autoconservazione non vince, e comunque aperte, disponibili a un processo di ri-costruzione della sinistra.
Ricostruire la sinistra di classe e anticapitalista, del resto, è l'urgenza della nuova fase politica. Una vecchia fase si è chiusa, una certa sinistra ha fallito e non potrà rinascere ripetendo gli stessi errori. La strada di questa prospettiva politica è lunga, non lo nascondiamo, e una nuova sinistra non potrà che ricostruirsi in una opzione genuinamente anticapitalista, che non faccia sconti alla logica del capitalismo e alla sua "governance", a partire dai governi locali.
Per questo abbiamo denunciato l'opportunismo di quelle liste della sinistra "radicale" che si distinguono dal Pd negli ultimi 15 giorni di legislatura e che cercano di far dimenticare le proprie responsabilità di governo, come a Milano.
1. Un programma anticapitalista alle provinciali è un programma che metta al centro la questione del lavoro, della crisi economica e della necessità di far pagare la crisi stessa a chi non ha mai pagato. Per questo sarà necessario e giusto parlare della nostra Legge popolare sul Salario minimo intercategoriale di 1300 euro al mese e un Salario sociale con minimi previdenziali a 1000 euro, che è in discussione al Senato.
2. Occorre inoltre impegnarsi per l'interdizione dei licenziamenti da parte delle imprese e per procedere alla nazionalizzazione e al controllo pubblico, da parte degli stessi lavoratori, di quelle che licenziano.
3. Dalle province e dai comuni può venire poi un'iniziativa che metta al centro il servizio pubblico, sia per quanto riguarda i servizi sociali - scuola, sanità, trasporti - sia per sostenere il reddito di disoccupati e giovani precari partendo dalla generalizzata stabilizzazione dei contratti pubblici ma anche con corresponsioni monetarie e gratuità dei servizi pubblici.
4. Per impostare una svolta netta nelle politiche economiche e sociali gli Enti locali devono però contrastare con ogni mezzo il rispetto del Patto di stabilità europeo, vera camicia di forza e architrave delle politiche liberiste che produce privatizzazioni e riduzioni drastiche dei servizi sociali. La legge sul federalismo fiscale, approvata di fatto da tutto l'arco costituzionale, rafforza ancora di più questo strumento neoliberista introducendo sia la logica del più forte a scapito del più debole, sia agganciando inesorabilmente le disponibilità finanziarie dei comuni, delle province e delle Regioni agli equilibri complessivi definiti dalla Banca centrale europea e dai governi europei.
5. Dalle amministrazioni si susseguono politiche di privatizzazioni dei trasporti e costruzioni di nuove strade e autostrade. Occorre invertire questa agenda e procedere a una moratoria nella costruzione di autostrade e lo sviluppo delle infrastrutture del trasporto collettivo.
Non c’è bisogno di mega-progetti, ma di una razionalizzazione dell’esistente e di previsioni di percorsi preferenziali per il trasporto pubblico e per la mobilità ciclabile.
6. Il Terremoto dell'Aquila ha dimostrato come il dissesto e l'incuria nella gestione del territorio sia la prima emergenza nazionale. La logica del profitto e della speculazione selvaggia provoca disastri e morti; una logica brutale che occorre spezzare. La gestione del territorio in chiave di vera "protezione" civile e sociale è una priorità su cui investire denaro pubblico e coinvolgere democraticamente le popolazioni interessate. I progetti di risanamento vanno fatti pagare alla speculazione edilizia e a chi si è arricchito con l'immobiliare. Per questo va reintrodotta l'Ici sopra determinati livelli di reddito (50mila euro annui), avviata una tassa Patrimoniale da destinare alla salvaguardia del territorio non solo dai terremoti ma dalle frane, dalle alluvioni, dall'erosione delle coste, dalla devastazione ambientale.
7. Difesa dell'ambiente e dei territori significa opporsi allo scempio che producono i nuovi inceneritori, le discariche abusive garantite dagli eserciti, le centrali di produzione massificata di energie, come la Turbogas ad Aprilia o la piattaforma per il rigassificatore a Livorno.
Impianti costruiti in nome di un presunto progresso ma in realtà consacrati alla speculazione, al massimo profitto privato mentre invece andrebbero attivate politiche di differenziazione della raccolta rifiuti, di riduzione dei rifiuti nocivi, di riorganizzazione della produzione in direzione di bisogni sociali e ambientali. Per questo non è astratta una prospettiva anticapitalista, anche a livello locale, per invertire la logica della massimizzazione dei profitti e dello sfruttamento e affermare la necessità di un controllo sociale e democratico del processo produttivo.
8. Le amministrazioni locali stanno amplificando l'allarme "sicurezza" veicolato a livello nazionale dal governo e dalla sua maggioranza. Ma sicurezza per noi è presidio del territorio contro la speculazione, i reati ambientali, il lavoro nero, lotta alle morti sul lavoro, battersi per rendere vivibili socialmente e culturalmente le grandi metropoli. Basta con "sindaci-sceriffo" o con presidenti di Provincia "democratici" che scimmiottano la Lega. Basta con la logica dei Cie e dei Cpt, con i rigurgiti di segregazione razziale, con la criminalizzazione delle comunità straniere, prima fra tutte quella dei Rom. La vera sicurezza è arrivare a fine mese, godere di servizi pubblici, di diritti sociali come la casa, di lotta alla precarietà. Estendere i diritti di cittadinanza, a partire da quello di voto, costruire una unità dei lavoratori e delle lavoratrici a prescindere dal colore della pelle, dalla religione, dalla nazionalità, dagli orientamenti sessuali. Unità di classe, solidarietà concreta, l'unica che possa difendere davvero i diritti e costruire una prospettiva di emancipazione e di miglioramento delle condizioni di vita.
9. La sicurezza è invece la possibilità di vivere le città, gli spazi territoriali, le periferie. Un obiettivo che si pone di traverso alla cementificazione o alla speculazione immobiliare e commerciale. Nelle nostre città, gli unici ritrovi per i giovani sono i luoghi a pagamento come pub, ristoranti, birrerie, discoteche o addirittura centri commerciali. Per questo servono spazi collettivi, gratuiti, autogestiti. Vitalità delle piazze senza maxi-eventi ma coinvolgendo le periferie; luoghi di incontri culturali permanenti, spazi per l'associazionismo e il volontariato, spazi multiculturali, centri sociali autogestiti.
10. Sono alcuni tasselli per un'ipotesi di democrazia partecipata che spesso viene indicata come fiore all'occhiello di giunte di centrosinistra ma mai veramente applicata. Quello che oggi viene deciso fra le quattro mura dei consigli comunali, provinciali e regionali è distante e avverso ai bisogni di lavoratori, giovani, precari, popolazione diffusa. Ma non si tratta solo di trasparenza o di far conoscere le delibere approvate, servono strumenti di partecipazione concreta, a livello territoriale, che siano vincolanti per le scelte delle istituzioni elette. Forum di quartiere, cittadini, provinciali per discutere e deliberare dal basso con l'obbligo di consultazione su scelte sociali e ambientali; se ci fossero questi nuovi strumenti di democrazia le scelte su inceneritori, rigassificatori, discariche varie sarebbero molto diverse.
11. Vogliamo infine delle città, dei comuni, delle province che siano luoghi eletti delle libertà e dei diritti. Enti locali laici in cui sia possibile istituire Registri non simbolici delle Unioni civili, riconoscere pari dignità ai cittadini/e a prescindere dal loro sesso e dall’orientamento sessuale; garantire l'accesso ai diritti delle donne a cominciare dal diritto all'aborto, patrocinare manifestazioni per le libertà civili come i Pride.

NUMEROSI FERITI E DENUNCIATI

LA POLIZIA ATTACCA GLI STUDENTI MEDI A COLPI DI CASCHI E MANGANELLI AL TERMINE DI UN CORTEO SPONTANEO

Sinistra Critica esprime la massima solidarietà agli studenti ed alle studentessa aggredite brutalmente dalla polizia ieri alla fine di un corteo spontaneo.
Pubblichiamo il comunicato della rete dei collettivi fiorentini


Lunedì 11 a Firenze davanti al Liceo Michelangelo la Rete dei Collettivi Studenteschi Fiorentini aveva organizzato una "merenda autorganizzata" e un presidio contro la repressione nelle scuole e la soppressione degli spazi autogestiti.
Questo presidio era stato organizzato in seguito alla decisione del preside del Michelangelo, candidato a Firenze per il centro-sinistra nella lista di Renzi, di vietare alla Rete dei Collettivi di riunirsi nell'Aula Autogestita, nella quale da tempo si svolgevano le assemblee della Rete.
Questo atto del preside è solo uno degli ultimi tentativi di reprimere, criminalizzare ed isolare gli
studenti della Rete dei Collettivi, gli unici a portare avanti a Firenze una lotta autorganizzata nelle scuole; già al Liceo da Vinci al Collettivo Studentesco Autonomo era stato proibito di riunirsi all'interno della loro scuola.
Il presidio di lunedì aveva portato in piazza circa 60 studenti, a dimostrazione del fatto che denunce, provvedimenti disciplinari, minacce ed atti repressivi fuori e dentro le scuole non sono riusciti in questi mesi ad isolare gli studenti della Rete, a bloccare la lotta autorganizzata.
Vista la presenza di decine di studenti al presidio, è partito dal Michelangelo un corteo studentesco spontaneo che ha attraversato il centro, fermandosi davanti alla prefettura per poi ritornare di fronte al Liceo.
Praticamente a fine corteo, a 200 metri dalla scuola, un agente della DIGOS ha aizzato l'antisommossa contro gli studenti che gli stavano urlando di smettere di filmare i manifestanti. Improvvisamente quindi gli studenti sono stati caricati prima a colpi dei caschi che ancora la polizia non aveva indossato e poi a colpi di manganello. Un ragazzo minorenne ferito gravemente al volto è stato ricoverato con gli zigomi rotti e lesioni ad un occhio, altri hanno dovuto far ricorso al pronto soccorso, alcuni sono stati fermati e portati in Questura.
Quanti sono riusciti a scappare si sono poi mossi, dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, sotto la Questura per chiedere il rilascio dei fermati e denunciare le violenze subite.
La polizia ha caricato di nuovo, c'è stata una sassaiola e poi una dura carica che ha disperso il presidio. Sono stati fermati e portati in Questura altri studenti che stavano scappando, presi dalla polizia che aveva dato il via ad una caccia all'uomo nelle strade circostanti.
Quanto è successo a Firenze lunedì è gravissimo, l'attacco della polizia a corteo ormai terminato e le cariche sotto la Questura confermano il ruolo repressivo e provocatorio delle forze dell'ordine, finalizzato ad isolare chi lotta. Alcuni studenti sono finiti in ospedale, alcuni saranno denunciati per manifestazione non autorizzata, oltraggio, lesioni e danneggiamento. Ma non sono riusciti ad isolare, anzi, hanno solo rafforzato i legami di solidarietà tra le realtà studentesche, hanno mostrato qual è il vero mestiere delle forze dell'ordine. Vorrebbero infliggere colpi duri agli studenti autorganizzati di Firenze, togliere loro ogni spazio di azione politica, di autogestione e di intervento, metterli in ginocchio perché nel prossimo anno scolastico non costituiscano più un problema. Questi attacchi, che non vanno a danneggiare solo la Rete ma tutti gli studenti fiorentini, possono esser respinti solo aprendo spazi di intervento là dove la repressione vorrebbe chiuderli,impedendo con la solidarietà attiva l'isolamento delle realtà studentesche in lotta.

da Rete dei Collettivi Studenteschi Fiorentini
12.05.2009

lunedì 4 maggio 2009

ELEZIONI FIRENZE

SINISTRA CRITICA CON DE ZORDO
Il Quadro politico nazionale ci ha spinto circa un mese fa a prendere le distanze dal progetto neo identitario che vuole sotto un unico insegna l’unione delle forze comuniste. Progetto che nasconde dietro una simbologia radicale - la falce e martello appunto - una continuità progettuale e politica che ha caratterizzato la linea politica delle due principali forze che compongono il cartello elettorale, Prc e Pdci, quella, cioè, di un riformismo forte che possa governare il capitalismo senza mai mettere in discussione, fino in fondo, il superamento dello stesso e pensare ad una reale alternativa di società. Abbiamo più volte ribadito la debolezza di Rifondazione Comunista rispetto alla sua capacità di creare radicamento territoriale e sociale vivendo, dalla Bolognina in poi, di rendita elettorale che una parte del PCI le aveva lasciato in eredità, non curandosi però a sufficienza del suo continuo deteriorarsi ed assottigliarsi. Una politica improntata sull’elettoralismo e su un istituzionalismo a tutto campo (parlamentari, consiglieri ed assessori, regionali e comunali) che ha via via liquidato la politica reale, fatta invece di radicamento sociale e di costruzione lenta e paziente di movimenti e forme associate che ridessero forza al nuovo e tanto auspicato movimento operaio. Oggi, dopo un ventennio di “rifondazione”, la sinistra sconta una distanze enorme dai soggetti sociali del conflitto, una sempre maggiore estraneità dai luoghi di lavoro - nuovi o tradizionali che essi siano - ed una difficoltà di comunicazione e di dialogo con le nuove forme dell’agire politico. La prospettiva non cambia sul fronte locale: a Firenze nonostante cinque anni di opposizione alla Giunta Domenici, Rifondazione ed un pezzo della sinistra sosterrà la candidatura a sindaco di Valdo Spini entrando a far parte di una coalizione che fra le altre forze annovera anche i Repubblicani Europei ed allineandosi, di fatto, al progetto ed alla logica che li ha portati al raggruppamento elettorale delle europee. In realtà la stagione di opposizione del Prc a Firenze è venuta meno già da tempo e precisamente con l’ingresso nella Giunta Martini prima e nel Governo Prodi poi. Scelte che hanno messo in evidenza le contraddizioni del Prc anche a livello cittadino. Ci sembra chiaro, quindi, che il sostegno a Spini sia il naturale prosieguo di una politica che non va oltre l’orizzonte governista e “dell’alternanza propedeutica all’alternativa” di bertinottiana memoria. Ci chiediamo, a tal proposito, se Valdo Spini e tutta la sua coalizione manterranno una linea di alternativa al PD oppure, come qualcuno già mormora in città, si appresterà a diventare la stampella sinistra della probabile Giunta Renzi… Di tutt’altra natura ci sembra invece il lavoro di opposizione svolto da De Zordo e dai militanti della lista perUnaltracittà: una lista aperta, plurale e di genere; una lista che punta a valorizzare le attività sociale dei singoli candidati e delle singole candidate piuttosto che una lista composta dal “partito degli assessori”. Un profilo, quindi, chiaro di opposizione alla giunta di Centrosinistra ed alle politiche neoliberiste di aggressione al territorio ed ai beni comuni: dalla tranvia alla Tav, dall’inceneritore all’acqua bene comune, dalla difesa del diritto alla casa ai migranti. Sulla base di questo chiaro profilo di opposizione al PD di Matteo Renzi (profilo mantenuto anche in un eventuale turno di ballottaggio) e riscontrando lo sforzo nel tentativo di dare alle liste unità e pluralità ma anche un rigore sul programma e sulla scelta delle candidature, Sinistra Critica sosterrà De Zordo e la lista perUnaltracittà. Un sostegno esterno che caratterizzeremo però con alcuni punti programmatici come il lavoro, la crisi economica e la questione ecologica, punti centrali nel nostro programma politico e sui quali abbiamo riscontrato la possibilità di aprire tavoli pubblici di discussione con l’obiettivo di un lavoro comune che possa andare ben oltre la contingenza elettorale, per costruire una resistenza sociale unitaria e che possa dare il contributo per una mobilitazione di massa e dal basso, nel pieno rispetto delle differenze politiche dei singoli gruppi che pur ci sono ma con obiettivi immediati chiari ed unitari.