domenica 20 febbraio 2011

LA TENACIA DEL POPOLO EGIZIANO HA COSTRETTO MUBARAK ALLA FUGA ORA DEMOCRAZIA E LIBERTA', NON UNA TUTELA MILITARE E STATUNITENSE

La fuga di Mubarak verso Sharm el Sheik, senza i famigliari ma con molti bagagli, è la conseguenza - positiva e sperata da settimane - della tenacia e della permanente mobilitazione della piazza egiziana, che non ha raccolto l'invito minaccioso dell'esercito a smobilitare (e a tornare al lavoro). Ora i generali si appresterebbero a prendere in mano anche i poteri formali, oltre a quelli reali (politici e d economici) che già detengono. E' l'unica soluzione che l'establishment egiziano e i suoi numerosi protettori internazionali hanno trovato per tentare di impedire una dinamica insurrezionale che estrometta tutti i responsabili del regime. Gli attacchi ripetuti alle caserme in giro per il paese - oltre alla manifestazioni che continuano a occupare le piazze e gli scioperi annunciati e praticati - dicono che il passaggio di poteri parziale deciso da Mubarak non ha bloccato la protesta e per questo Usa e Ue hanno dovuto spingere l'esercito a fare il passo. La gioia per la partenza di Mubarak, resa ancora più grande dal fatto che segua quella del dittatore tunisino Ben Ali e che coincide con una rivolta che soffia in tutto il nord Africa, non ci fa dimenticare le preoccupazioni di fronte al ruolo contro-rivoluzionario dell'esercito e al freno che Usa e Ue cercheranno di mettere alle rivolte (d'altra parte i golpe a bassa intensiatà ssembrano quelli preferiti dal "democratico" Obama, dall'Honduras ad Haiti...).

Ora speriamo che il Movimento 6 aprile e tutte le forze poltiche e sociali che si sono impegnate nelle mobilitazioni sapranno darsi un coordinamento e una direzione, insieme ai sindacati che organizzano gli scioperi, per impedire che l'esercito riporti la situazione sotto controllo dei soliti noti, amici degli Stati Uniti e di Israele. La combinazione della lotta contro la crisi (la fame!) e per i diritti democratici deve sfociare al più presto in elezioni per un'Assemblea costituente, ma per arrivarci occorre un'autorganizzazione popolare che non deleghi nessuno (tantomeno l'esercito!) a gestire la transizione.

Sinistra Critica - e la sue rete internazionale - continua a sostenere la mobilitazione popolare e le forze politiche e sociali impegnate in una vera rivoluzione democratica e nella lotta per la giustizia sociale.

Esecutivo Nazionale Sinistra Critica

mercoledì 9 febbraio 2011

Dal Conflitto Sociale Una Nuova Sinistra. Firma Anche Tu L'appello!


Il governo Berlusconi ha superato la prova della fiducia parlamentare ma continua a mostrare con evidenza la sua fragilità. Troppe le contraddizioni accumulate e l'incapacità di rispondere alla crisi per pronosticare una ulteriore durata della parabola berlusconiana. Questo non vuol dire che il governo non possa continuare a fare danni, anche maggiori di quelli già fatti: dalla riforma universitaria alla legislazione sul lavoro, dall'attacco alla magistratura all'invelenimento del clima complessivo. Un'epoca di arretramenti sociali, regressione democratica e destrutturazione di classe è alle nostre spalle. Il berlusconismo ha ben incarnato un modello di comando fondato sulla corruzione, la rendita parassitaria, l'eliminazione dei diritti sociali e del lavoro. Ma la regressione sociale è stata favorita anche da un modello sociale basato sulla modernizzazione del sistema capitalistico vincolata alla competizione globale e veicolato dall'Unione europea. Un modello che ha permeato il centrosinistra italiano il quale ha contribuito a sua volta a realizzare quel disegno spesso con l'aiuto decisivo della ex sinistra radicale. Non a caso, uno degli ultimi puntelli del sistema berlusconiano è proprio la non credibilità alternativa del suo principale competitore. Quel modello economico e sociale mostra però la corda e la crisi globale evidenzia come le classi dominanti, nel loro insieme, stanno portando al fallimento e all'implosione l'intera società. La giornata del 14 dicembre, con la sua rabbia fredda e determinata, espressione di una rivolta giovanile che caratterizza l'Italia e il resto d'Europa, costituisce la prima avvisaglia di una rottura sociale. Anche l'ampiezza del No a Mirafiori, dopo quello di Pomigliano, mostra la possibilità di un'altra lettura dello scontro di classe con segnali di risveglio di coscienza non prevedibili prima dell'offensiva di Marchionne. Una nuova generazione comincia ad avvertire l'intollerabilità della propria condizione e chiede conto del proprio futuro. Lo fa a volte in forma disperata proprio perché non riesce più a concepire la speranza. Ma lo fa. E accanto a essa, settori del mondo del lavoro provano a tenere aperta una possibilità di resistenza alla crisi. Noi avvertiamo l'esigenza di un'inversione di tendenza che si materializzi innanzitutto in un rinnovato protagonismo dei movimenti e dei soggetti colpiti dalla crisi e consapevoli che solo la loro unità - sulla base di rivendicazioni chiare ed efficaci, che facciano pagare la crisi a chi l'ha provocata - può generare la risorsa essenziale per resistere. Un'inversione di tendenza che però si materializzi anche in un nuovo processo politico e sociale, alternativo al sistema capitalistico in tutte le sue opzioni, berlusconiane e non. Con questo appello ci rivolgiamo innanzitutto ai settori del lavoro impoveriti dalla logica del profitto, ai ceti sociali proletarizzati dalla crisi e privati di futuro.Agli operai che ancora resistono alla logica ferrea del padrone come quelli che si battono contro la strategia di Marchionne. Ai nuovi settori umiliati dalla gestione affaristica della scienza e dell’educazione. A quel precariato in formazione, fatto di ricercatori, studenti, che hanno oggi un ruolo essenziale per elaborare una critica di sistema. Ai migranti, parte ormai decisiva del mondo del lavoro e privati di diritti, dignità, cittadinanza. A chi ancora sostiene la legittimità del conflitto tra capitale e lavoro e il carattere non collaborazionista dei sindacati. Ai cittadini e cittadine, alle comunità che si battono per la difesa del territorio, dell’ambiente e dei beni comuni dalla morsa degli interessi privati e del profitto. A chi difende e sostiene la lotta per i diritti civili fondamentali, a cominciare dalla libera espressione degli orientamenti sessuali. A coloro che hanno ancora a cuore la pace intesa come rifiuto radicale della guerra in tutte le sue espressioni, comprese quelle che mascherano con l'ipocrisia della missione umanitaria l'occupazione di territori e una logica imperiale della politica estera. A chi tiene ancora in vita il protagonismo delle donne e la loro autodeterminazione convinte della necessità di rompere l'alleanza perversa tra il familismo filo-vaticano e il culto del potere maschilista di Berlusconi. Lavoriamo, dunque, a un processo di ricomposizione e di riorganizzazione sociale consapevoli, però, che anche sul terreno politico, compreso quello elettorale, occorra organizzare una resistenza e una proposta politica, alternativa e indipendente, ai due o tre poli che oggi si stanno organizzando, per rimettere in campo un'opzione credibile della sinistra anticapitalista. L'unità contro la destra, per essere davvero tale e divenire efficace, non può rimuovere l'aspetto sociale e la dimensione di classe, altrimenti, come è accaduto già negli ultimi venti anni, si ritorce contro la stessa sinistra di classe. Sul piano elettorale, convinti che non possa comunque essere esaustivo della partecipazione politica e delle forme di resistenza al capitalismo globale, noi continuiamo a proporre la formazione, a ogni livello, di liste anticapitaliste, ecologiste, comuniste, femministe, democraticamente partecipate e funzionali a un'altra forma della politica, fuori dalla logica istituzionalista, senza cumulo di mandati, con retribuzioni in linea con gli stipendi e i salari di chi lavora, senza il carrierismo e con il rendiconto costante agli elettori e alle elettrici. Liste da presentare alle prossime elezioni amministrative e, nel caso, anche alle elezioni politiche. Lanciamo dunque una sfida innanzitutto dentro la società e in secondo luogo nelle varie latitudini della sinistra italiana, per rimettere al centro dell'agenda un'iniziativa indipendente e alternativa per ridare speranza alla possibilità di un'azione collettiva.

Per aderire all'appello: perunanuovasinistra@gmail.com

Primi firmatari: Marco Bertorello, lavoratore portuale, vicepresidente Direttivo FILT CGIL Genova; Felisiano Bruni, operaio Fabrizio Burattini, direttivo nazionale CGIL Luigino Ciotti, associazione Primo Maggio Lidia Cirillo, quaderni viola Danilo Corradi, dottorando La Sapienza Fabiola Correale, studentessa universitaria, Ateneinrivolta.org Eliana Como, comitato centrale Fiom Pierpaolo Corallo, Usb settore privato Nando D'Anna, consigliere comunale SC Casoria Gianni De Giglio, dottore di ricerca in Economia Nadia De Mond, marcia mondiale delle donne Paola De Nigris. studentessa universitaria, Ateneinrivolta.org Bruno Demartinis, insegnante, direttivo Cobas Scuola Genova; Dario Di Nepi, precario Luciano Governali, studente universitario La Sapienza, Ateneinrivolta.org Francesco Locantore, insegnante precario Pasquale Loiacono, operaio Mirafiori Aurelio Macciò, Direttivo della Camera del Lavoro CGIL di Genova Gigi Malabarba, rivista Erre Felice Mometti, insegnante Tatiana Montella, precaria Armando Morgia, RSA VIII municipio Roma Sergio Morra, professore ordinario di Psicologia, Facoltà Scienze della Formazione – Università di Genova Gippo Ngandu Mukendi, ricercatore precario Giorgio Sestili, studente universitario La Sapienza, Ateneinrivolta.org Nando Simeone, direttivo regionale Filcams Roma e Lazio Umberto Oreste, ricercatore Emiliano Viti, coordinamento No Inc. Albano Rosalba Volpi, insegnante

martedì 8 febbraio 2011

Berlusconi: Il Vero Scandalo È Il Sessismo

Le ultime vicende di Berlusconiripropongono, ancora una volta e all'ennesima potenza, l'utilizzo maschile del potere per comprare i corpi di giovani donne. La vera questione, che purtroppo in troppi, anche a sinistra, evitano di affrontare è quella dell'immagine maschile delle donne che emerge dallo stillicidio di scandali che segnano da tempo il dibattito pubblico. Quella che va in scena è la rappresentazione estrema di una concezione, ben più diffusa, che associa all'esercizio del potere maschile la pretesa di servirsene per comprare, utilizzare ed esibire il corpo delle donne. Ciò che colpisce, però, nelle prime espressioni di indignazione e mobilitazione lanciate in questi giorni contro il capo del governo e il suo comportamento, èproprio l'assenza di questa denuncia. Si rischia di prendere la scorciatoia, ben più comoda, di continuare a prendersela con l'anello debole del sistema, le donne “per male” del capo, per evitare di affrontare il cuore dello scandalo e chiamare in causa, oltre a Berlusconi, l'insieme della politica maschile e dei suoi esponenti. Non crediamo giusto, quindi, associarci a campagne che si riducano a una presa di distanza dalle cattive ragazze per portare in piazza quelle perbene, evitando di denunciare l'essenza stessa del patriarcato e della violenza maschile che alimenta l'intera vicenda. Questo tipo di impostazione trova sostenitori troppo convinti tra i molti uomini che, pure in questi giorni, non hanno speso una parola, sui giornali o nel dibattito politico, per denunciare il sessismodi Berlusconi, scivolando invece in battute misogene sulle donne di cui si serve. Vogliamo manifestare contro i rapporti sociali di genere che fanno di Berlusconi un esemplare della maggioranza degli uomini italiani, contro la misoginia che lo caratterizza. Non vogliamo cavarcela dicendo che non siamo come quelle che si mettono in fila per il bunga-bunga. Preferiamo denunciare che pochi, soprattutto nelle istituzioni, hanno detto “Esistono altri uomini”.

Coordinamento femminista di Sinistra Critica - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista