lunedì 27 aprile 2009

LA SFIDA DEL G8

Berlusconi spiazza tutti
ma noi dobbiamo costruire un Controvertice

E' evidente che la "mossa" di Berlusconi di spostare il vertice G8 a l'Aquila costituisce una novità con cui fare i conti e, dal nostro punto di vista, un'opportunità. Berlusconi, non abbiamo dubbi, non ha particolare apprensione per la sorte dei terremotati. L'Aquila gli ha offerto un'occasione per ovviare ai problemi logistici presenti alla Maddalena e, soprattutto, per sfruttare sul piano della propaganda un evento, il G8, che sembrava condannato alla marginalità. Dopo il mezzo fallimento del G20 a Londra nessuno pensa che da quel vertice possa venire un granché ai fini della risoluzione della crisi economica globale e sempre di più si fa strada l'idea che la crisi non possa essere risolta da chi l'ha provocata. La "parata" tra le macerie abruzzesi, invece, può servire a dare un'immagine dei "Grandi" intenti a occuparsi delle sofferenze dei popoli e quindi più vicini alla "gente", più intrisi di sofferenza. Una trovata propagandistica evidente che, lo ripetiamo, spiazza comunque tutti e tutte e costringe, in particolare noi, a un surplus di iniziativa e di inventiva. E' chiaro che la "passeggiata" di Obama tra le tende o tra i prefabbricati dell'Aquila potrebbe essere l'immagine-simbolo del vertice e Berlusconi farà di tutto per ricercare qualcosa di simile. Che fare dunque?
Il movimento, che in realtà non esiste in forma strutturata e organizzata, è sembrato piuttosto spiazzato. Abbiamo assistito a una presa di posizione molto cauta da parte dell'Arci e a una serie di voci disparate per quanto riguarda altri settori. Certamente, la prima cosa da fare è trovare una sede condivisa per assumere un orientamento comune e una direzione di marcia partecipata e non riservata agli specialisti del settore. Una riunione nazionale quindi da concordare con l'Aquila - e per quanto ci riguarda da concordare con la rete Epicentro Solidale - si impone. Resta il problema di che fare.
Intanto noi pensiamo che non ci sia spazio per esitazioni. Occorre organizzare un Controvertice.
Occorre cioè spezzare subito la pretesa del G8 di decidere per tutti e di ergersi a governo mondiale. Tanto più dopo che le sue ricette sono alla radice della crisi economica che sta strozzando il pianeta.
Un Controvertice da organizzare, previa discussione e consenso delle strutture abruzzesi, a l'Aquila durante lo svolgimento del vertice ufficiale.
Bisognerebbe lavorare a un progetto importante in cui il movimento antiglobalizzazione o quello che ne resta provi a trasformarsi in un movimento "Anticrisi" a inverare, cioè, quell'efficace parola d'ordine coniata dall'Onda che dice "noi la crisi non la paghiamo". Del resto, Berlusconi non sta facendo di tutto per far dimenticare la crisi? La gestione del 25 aprile, quella del terremoto, i toni più concilianti con il Pd, nascondono la volontà di evitare qualsiasi tipo di opposizione e di fare in modo che di tutto si discuta meno che della crisi. Tanto più che Tremonti, Bankitalia, Confindustria e chi più ne ha più ne metta, stanno spargendo ottimismo a piene mani su un'ipotetica uscita dalla crisi. Una grande menzogna com'era tale la negazione della crisi stessa fino allo scorso autunno.
Un controvertice per parlare della crisi, delle guerre, dello scempio ambientale che provoca disastri come quello dell'Aquila, per costituire un "epicentro solidale" a livello mondiale e quindi coinvolgendo il movimento altermondialista di tutto il mondo. Questo è quello che, nel nostro piccolo, possiamo cercare di aiutare a fare.
Un controvertice, quindi, unitario, politicamente rilevante, di impatto sociale e che si leghi alla specificità del terremoto. Un controvertice che preveda una manifestazione, da stabilire nel luogo e nella forma, consapevoli delle difficoltà abruzzesi e con un approccio "laico" alla questione perché spesso l'assedio alla zona rossa si traduce in una forma di azione avanguardista. Insomma, si tratta di valutare, di fare scelte unitarie e partecipate così come si tratta di assediare le tante zone rosse quotidiane come fanno gli operai francesi contro gli uffici dei manager o come hanno fatto i comitati territoriali contro Grandi opere mortali come il Ponte o la Tav.
Il punto che ci sta particolarmente a cuore è se, a partire anche dal G8, ricostituiamo una sede unitaria di movimento per provare a costituire un argine contro la crisi del capitalismo e i suoi gestori. Di questo argine, di un'opposizione alla "vera destra", quella che vuol fare pagare la crisi a lavoratori, lavoratrici e precari/e, in Italia c'è un disperato bisogno. Il vertice G8, e il necessario controvertice, costituisce un'occasione in questo senso.

sabato 18 aprile 2009

VISIONI COLLETTIVE

Sinistra Critica ed il Comitato di Lotta Roccatedalda presentano

Domenica 26 APRILE 2009 ore 21.00
RIFF RAFF
un film di KEN LOACH

In un cantiere edile di Londra lavorano bianchi e neri, giovani e anziani in condizioni di sfruttamento e di insufficienti misure di sicurezza, tra licenziamenti in tronco e prepotenze dei padroni. Un ritratto dell’Inghilterra della signora Thatcher divertente, energico, senza retorica, con un’intensa storia d’amore e un duro,battagliero finale.

La proiezione si terrà presso il
FONDO COMUNISTA
Via Rocca Tedalda, 277
(dietro ufficio PT)
Seguiranno con cadenza quindicinale le seguenti proiezioni:
L’ODIO [Mathieu Kassovitz]
IL PANE E LE ROSE [Ken Loach]
LA BATTAGLIA DI ALGERI [Gillo Pontecorvo]


sabato 4 aprile 2009

SINISTRA CRITICA NON SI CANDIDERA' ALLE EUROPEE

PRESENTI INVECE ALLE AMMINISTRATIVE
Documento del Coordinamento nazionale

Sinistra Critica non farà parte della lista promossa da Prc e Pdci e che ha trovato il supporto di Socialismo 2000 e dei Consumatori Uniti.
Avevamo proposto una lista anticapitalista che presentasse alcuni elementi di discontinuità con il recente passato, fatto di errori e sconfitte, della sinistra radicale. Una lista che avesse una simbologia rinnovata, seppur riconoscibile, con candidature espressione del conflitto sociale e dei movimenti, con un codice etico per i candidati e le candidate, con una visibile alternatività al Pd e al centrosinistra italiano a partire dalla rimessa in discussione, anche parziale, della politica di alleanze locali. Un profilo complessivo, dunque, di rottura con il passato, non certamente l'adesione al nostro progetto ma una richiesta di discontinuità basata sulla presa d'atto che se la sinistra in Italia è arrivata a un punto disastroso questo non dipende dal fato o dalla forza di Berlusconi ma dai suoi errori, dalle sue disinvolture, dagli opportunismi e dalle sue analisi errate. Il nostro tentativo di dialogo con forze, come Prc e Pdci, che sono le principali responsabili della disfatta, sono stati difficili ma sinceri e abbiamo provato sul serio a verificare un'inversione di tendenza in grado di prefigurare una ripartenza, un nuovo inizio della sinistra. Quelle forze, però, non hanno voluto fare lo sforzo di un cambio di passo, preferendo la continuità, anche simbolica, e l'alleanza con forze ancora più moderate.
La lista presentata si colloca così in piena continuità con la storia governista di Pdci e Prc, prefigurandone una fusione tutta simbolica, in assenza di una vera strategia per la costruzione di una nuova sinistra anticapitalista che faccia i conti con il passato e con il futuro.
Così non è del tutto casuale o episodico che la lista abbia come testimonial gli ex ministri dei governi Prodi e D'Alema. Nessuno può sottovalutare, infatti, il significato di un accordo elettorale che si priva di Franco Turigliatto, che con il governo Prodi ha rotto, e imbarca Cesare Salvi o l'ex "bordoniano" Bruno De Vita.
A noi sembra che non sia questa la strada per ricostruire e rinnovare la sinistra di classe in Italia. Non è questa la strada che Sinistra Critica ritiene utile per rilanciare, al tempo della crisi globale del capitalismo, una sinistra coerentemente anticapitalista, radicata nel conflitto sociale e nei movimenti, indisponibile ai governi con il Pd e il centrosinistra, aperta alle istanze e ai desideri delle nuove generazioni. Non è questa la strada per ricostruire una nuova sinistra di cui c'è un disperato bisogno in questo paese.
Ora si andrà alle europee e per Sinistra Critica si è posta la questione se presentare o meno una propria lista. Abbiamo deciso di non farlo, di non raccogliere le firme - nonostante il successo nella Legge sul Salario minimo che ne ha raccolto 70mila - né di ricercare improbabili adesioni di parlamentari europei. Non perché Sinistra Critica non abbia un progetto da rendere pubblico e da far vivere nella competizione elettorale. Anzi, queste elezioni costituiscono l'occasione di far vivere in Europa la Sinistra Anticapitalista che trova nel Npa francese, nella sua dinamicità e capacità di scompaginare vecchi schieramenti, un esempio efficace di rinnovamento.
Ma in questa situazione, di grande confusione e dispersione di forze, pensiamo non serva un'operazione di propaganda finalizzata alla sola visibilità.
Più utile, invece, lavorare nel medio periodo alla prospettiva che le mobilitazioni di Londra contro il G20 o le mobilitazioni in Francia contro i manager rendono attuale, di una Nuova Sinistra Anticapitalista. Una sinistra davvero nuova, senza riflessi identitari o sterili nostalgie, radicata nel conflitto, alternativa, davvero, al Pd e al centrosinistra oltre che alle destre, in grado di parlare alle nuove generazioni. Tutto questo manca alla sinistra cosiddetta radicale, in particolare ai suoi gruppi dirigenti mossi dal principio dell'autoconservazione.
Non ci presentiamo alle elezioni europee, dunque, ma faremo la “nostra” Campagna centrata sulla Legge per il Salario minimo intercategoriale che è depositata al Senato e che chiediamo venga discussa dal Parlamento con l'obiettivo di dare un aumento di 300 euro a tutti, di istituire il Salario sociale e i minimi previdenziali a 1000 euro, il recupero del fiscal drag e la scala mobile.
Saremo invece presenti alle amministrative dove molti elettori ed elettrici troveranno il nostro simbolo o i simboli di coalizioni ampie e di movimento, come ad esempio a Bologna, chiaramente alternative al Pd, al primo e al secondo turno.
Ma la politica non gira solo attorno alle elezioni e di istituzionalismo qualcuno è già morto.
Per questo lavoreremo sul piano del conflitto per costruire Comitati contro la Crisi, sempre più urgenti e necessari, in grado di respingere l'assalto berlusconiano e di Confindustria e di restituire, a partire dalle lotte, la necessaria fiducia a lavoratori e lavoratrici, ai giovani, ai movimenti per i diritti civili e ambientali, al movimento antiguerra, per una nuova stagione di unità e radicalità.

SINISTRA CRITICA
Movimento per la Sinistra Anticapitalista