Sfascio neofascista
Mentre il decreto Gelmini passa al Senato, a rovinare la protesta dei giovani all'esterno ci pensa il Blocco studentesco di estrema destra. Si presentano con caschi e bastoni, picchiano e attaccano. E all'arrivo del corteo universitario a piazza Navona scoppiano violenti scontri. Il racconto di una mattinata ad alta tensione.
Il suo volto è una maschera di sangue. Il flusso che scende dal naso non si arresta nemmeno con il ghiaccio, preso alla buona da alcuni amici in un bar di piazza Navona e avvolto in una busta di plastica. Il setto nasale probabilmente è rotto. «Fasci di merda», esclama mentre riprende i sensi dallo shock del colpo subito: «Una bottiglia - dice - mi hanno lanciato una bottiglia». E quella che l'ha colpito in pieno volto non è l'unica volata. Dopo giorni di sgarbi e «strumentaliazzazioni nere» ai cortei medi, alle 13 avviene la resa dei conti. Tra l'«onda anomala» e Blocco Studentesco, la componente giovanile di Casa Pound Italia (organizzazione d'estrema destra appena fuoriuscita da Fiamma Tricolore). Si lanciano decine di sedie di vimini di un bar della piazza e un enorme pinocchio di legno, preso da un negozio di giocattoli. Poi contatti fisici con pugni, cascate e bastonate (dei neri). Cinque minuti di pura violenza nella manifestazione studentesca contro il decreto Gelmini. Con i ragazzi medi più piccoli ignari di quello che sta succedendo. «È un inferno, andiamo a metterci al riparo nel Mc Donald», urla una ragazza, non più che sedicenne, alle sue amichette mentre nella vicina piazza Navona c'è il fronteggiamento. Interrotto tardivamente, a suon di manganellate dalla polizia. Verranno fermati alla fine un giovane di sinistra e ventuno fascisti. Anche se poi alla questura centrale i neri, a sorpresa, avranno un solo arresto. Una giornata tesa fin dal mattino con centinaia tra liceali e studenti delle medie assiepati davanti al Senato, speranzosi nel miracolo che non ci sarà. Sono da poco passate le 10 quando si fa largo la notizia del via libera definitivo al decreto Gelmini. A quel punto, in pochi minuti, accade quello che non ti aspetti. Una cinquantina di studenti del Blocco tentano di arrivare alla transenna oltre la quale c'è solo Palazzo Madama. «Fatece largo - gridano - dobbiamo fare una iniziativa politica». La folle insorge. «Ogni iniziativa politica va discussa tutti quanti insieme» controbatte una ragazza. «Me ne frego», gli risponde uno dei ragazzi "dal cuore nero". E con lui se ne fregano tutti gli altri del Blocco che cominciano a farsi largo a suon di cinghiate. Gente piuttosto attempata rispetto alla media dell'età degli altri manifestanti. A piazza Navona, intanto, si è piazzato un camioncino bianco. «Pieno di bastoni, mazze e coltelli» qualcuno giura di aver visto. L'aria si fa sempre più tesa. Dal Blocco spunta anche qualche bandiera, un paio di tricolori. La connotazione politica è chiara e la piazza non gradisce. A loro viene rivolto uno striscione, lo stesso che ha capeggiato nei sit-in di questi giorni: «Né rossi né neri ma liberi pensieri». Ma i neri hanno altri pensieri. Fanno sul serio, impugnano caschi da moto e cominciano a picchiare, mentre gli studenti cercano di bloccarli per non fargli raggiungere la testa del sit-in. Ma niente, i fascisti non mollano, sfondano la folla, creano un vuoto al centro, accerchiano a gruppi di dieci e giù botte. L'effetto è un fuggi fuggi generale e tre feriti portati prima in ospedale e poi in questura per testimoniare sulla violenza subita. «Ero a terra mi hanno colpito con bottiglie, cinte e caschi - racconta Alessandro, uno degli aggrediti -. Ci hanno caricato con violenza, alcuni avevano anche dei moschettoni che hanno utilizzato come arma contundente». I "neri" sembrano prenderci gusto e ad ogni voce che stona dalla loro partono cinture, bottiglie e caschi alla mano. Partono sms e telefonate: «Che dobbiamo fare? Questi ci stanno massacrando. Si stanno prendendo la piazza». Cominciano a rincorrersi le voci dell'imminente arrivo degli studenti della Sapienza. La manifestazione degli universitari, a cui si aggregano molti attivisti dei centri sociali, arriva incazzata: «Siamo stufi - dice uno - delle violenze squadriste». «Il nostro movimento è antifascista e loro sono solo i provocatori mandati da Cossiga», aggiunge l'altro. Ma l'arrivo a piazza Navona viene ostacolato dalla polizia che si mette di traverso, sbarrando la strada. Ci sono momenti di tensione, con la celere che minaccia una carica che non ci sarà mai. Anzi all'improvviso fanno avanzare il corteo. «Ci avevano assicurato che i fascisti se ne erano andati», dice Flavia D'Angeli, di Sinistra Critica, tra le più attive a dialogare coi responsabili di piazza. Cosa non vera. Il corteo studentesco si trova davanti il Blocco. Nell'altro angolo di piazza Navona, vicino all'edicola, c'è il loro camioncino con i camerati (non tutti studenti) che impugnano le aste dei tricolori, utilizzate come mazze. Molti hanno facce cattive e si preparano allo scontro con «la fierezza di esistere e combattere». Vestono guanti imbottiti e si sfilano le cinghie dai pantaloni per utilizzarle come armi offensive. Indossano felpe dell'organizzazione o del gruppo musicale ZetaZeroAlfa. Tutte da scontro (col cappuccio grande che copre il volto). Altri invece sono vestiti casual: camicia, jeans e faccia da bravi ragazzi. «Fuori, fuori dalla piazza», urlano invece gli attivisti di sinistra che avanzano fino al contatto. Cosa che avviene. «La nostra è legittima difesa» dice tutto concitato Francesco Brancaccio, uno dei portavoce dell'Onda anomala, appena finiti gli scontri. Che porteranno all'arresto di G.Y. trentaquattrenne di Rifondazione Comunista e di B.M. diciannovenne del Blocco. Tornata la calma in piazza regna lo smarrimento. Molti studenti medi hanno volti atterriti. «Il problema non è Casa Pound ma la Gelmini che ha approvato il decreto», dice Martina, look alternativo. Tra gli stessi attivisti di sinistra si parla di «trappola». «È stato tutto - dice Valerio - costruito a tavolino da coloro che hanno paura di questo movimento». Comunque passati i momenti di tensione, successivi all'impatto, gli studenti universitari lanciano un corteo. Spontaneo. A cui si accodano tutti i ragazzi presenti. Un successo di consenso. Ritornano alla Sapienza tra cori («Noi la crisi non la paghiamo») e voglia di continuare la protesta. Alle 15 la manifestazione arriva davanti la Minerva, dove centinaia di giovani seduti sulla scalinata del rettorato applaudono alla vista della testa del corteo.
Mentre il decreto Gelmini passa al Senato, a rovinare la protesta dei giovani all'esterno ci pensa il Blocco studentesco di estrema destra. Si presentano con caschi e bastoni, picchiano e attaccano. E all'arrivo del corteo universitario a piazza Navona scoppiano violenti scontri. Il racconto di una mattinata ad alta tensione.
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